Il nostro Pit

IL PROGETTO

Il progetto di formazione al telelavoro intende perseguire una pluralità di finalità:

1) migliorare le condizioni di lavoro e i percorsi di carriera delle donne occupate nella Pubblica Amministrazione in un contesto che offre pochi servizi per la cura dell'infanzia e della vecchiaia e quindi rende difficile alle donne occupate la conciliazione tra attività lavorativa e attività familiare;

2) favorire l'ammodernamento della Pubblica Amministrazione attraverso l'introduzione di forme di organizzazione del lavoro che ne potenzino il processo di informatizzazione e lo snellimento organizzativo. Il contesto del PIT è costituito in prevalenza da comuni che presentano un forte ritardo nell'introduzione di procedure informatiche atte ad offrire servizi più efficaci e tempestivi agli utenti ed in particolare alle imprese che operano nel territorio;

3) facilitare i network tra i territori del PIT relativamente allo scambio di servizi e informazioni, allo scopo di potenziare la cooperazione a fini di sviluppo tra i soggetti aderenti. Le infrastrutture telematiche assumono, infatti, oggi una rilevanza sempre più ampia e permettono di superare le diseconomie legate alla insufficienza qualitativa e quantitative delle infrastrutture materiali.

L'area interessata al progetto presenta notevoli potenzialità di sviluppo, ma anche gravi problemi relativi alle risorse disponibili, ma soprattutto all'insufficiente utilizzo delle risorse umane presenti nel contesto e ai bassi livelli tecnologici e organizzativi delle attività economiche.Alla fine degli anni '90 le imprese operanti sul territorio provinciale erano ripartite per il 3% in agricoltura, per il 27% nell'industria e per il 70% nei servizi. Le corrispondenti percentuali per gli addetti risultavano 21%; 21%; 58%. Questi dati caratterizzano il sistema produttivo ragusano come a forte vocazione agricola, con un fortissimo terziario di tipo tradizionale e con un limitato sviluppo dell'industria. Significativa è poi la ripartizione dell'occupazione nelle unità locali dell'industria manifatturiera fra i diversi settori, che evidenzia una forte concentrazione nell'industria alimentare, bevande e tabacco, in stretto collegamento quindi con l'attività agricola, nelle industrie di trasformazione e lavorazione delle materie prime (minerali non metalliferi, metalli, chimica), dovuta alla presenza di rilevanti insediamenti produttivi di grandi gruppi industriali, i cui headquarters sono però all'esterno della provincia e della Sicilia. Piuttosto gracile è la consistenza degli altri settori industriali, fra i quali, per di più, risultano pressoché assenti i settori moderni, ad alto valore aggiunto e alti tassi di innovazione tecnologica. Per quanto concerne i dati relativi alla dimensione media delle aziende nei diversi settori produttivi, particolarmente bassi risultano sia i valori dell'agricoltura sia quelli dell'industria manifatturiera e del commercio, che costituiscono la struttura portante dell'imprenditoria locale. Emerge così che il sistema industriale locale è costituito da un diffuso tessuto di imprese di piccole e piccolissime dimensioni, con un valore aggiunto unitario inferiore al miliardo e con un numero di addetti inferiore alle dieci unità; quindi con assai ridotte risorse (umane, finanziarie, tecnologiche) per affrontare le attuali sfide della globalizzazione dei mercati e dell'innovazione tecnologica. Se si guarda all'agricoltura, si trova che a fronte di una rilevante differenziazione delle tipologie produttive (agrumi, olive, uva, ortofrutta, carruba, fiori e piante, ecc.) e di una rilevante capacità produttiva, basata su una micro-imprenditorialità diffusa, esiste una preoccupante limitazione sul piano della commercializzazione verso i mercati di destinazione finale, in Italia ed all'estero, sul piano della presenza di colture ad alto valore aggiunto, sul piano della integrazione verso l'industria e la trasformazione industriale dei prodotti agricoli locali. Problemi analoghi presentano le colture più innovative come la floricoltura, che pure negli anni recenti hanno conosciuto una rapida espansione, o anche le attività di produzione animale (zootecnia, ovicoltura) e di connessi prodotti (lattiero-caseari, ecc.) che pure costituiscono importanti punti di forza nel sistema produttivo ragusano. Il settore agricolo nel suo complesso richiede interventi finalizzati al consolidamento della qualificazione dello sviluppo attraverso il conseguimento di obiettivi specifici quali: il miglioramento dei servizi e dei supporti conoscitivi e strutturali, necessari per una migliore qualificazione e redditività dell'attività in questione; la qualificazione della produzione sotto l'aspetto della tipologia e delle caratteristiche degli assortimenti e della loro disponibilità temporale; la razionalizzazione dei sistemi, dei metodi e delle tecniche di coltivazione; l'adeguamento delle strutture e del processo di commercializzazione.

Per quanto riguarda il terziario si evidenzia una sua netta caratterizzazione per i servizi di tipo tradizionale, con bassi livelli di contenuto innovativo e di capacità di stimolo e di supporto allo sviluppo del sistema industriale ed agricolo. Prevalgano nettamente le strutture commerciali all'ingrosso e al dettaglio. E' ancora limitata la presenza di forme moderne di commercializzazione, quali i grandi poli commerciali integrati e le strutture della grande distribuzione in genere.

Per quanto riguarda il turismo si nota uno squilibrio, tutto negativo per l'economica ragusana, fra il potenziale di attrazione turistica, costituito dal rilevante patrimonio di risorse naturali, paesistiche, culturali, storiche, ecc. del territorio, e il tasso di loro utilizzo da parte dei turisti. Le ragioni sono molteplici e si legano al limitato sviluppo delle strutture ricettive, delle infrastrutture per il divertimento (parchi acquatici, discoteche, impianti sportivi, ecc.) e soprattutto alla inadeguatezza delle infrastrutture di trasporto e di mobilità, che limitano fortemente l'accesso dell'esterno, dall'Italia e dall'estero, ai turisti potenziali.

La debolezza complessiva del sistema produttivo ragusano si evidenzia anche attraverso i valori dell'interscambio commerciali con l'estero. I dati riferiti alla fine degli anni '90 mostrano un saldo nettamente negativo fra esportazione e importazioni, anche se si manifestano trends di riduzione del deficit. Va altresì notato come le esportazioni provengano sostanzialmente dall'agricoltura (quasi 2/3 del totale) e da alcuni settori in cui operano grandi imprese a vocazione internazionale; ridottissimo è il contributo degli altri settori manifatturieri, a riprova della loro scarsa competitività internazionale e del loro basso livello di sviluppo tecnologico e organizzativo-gestionale. Sulla base di analisi condotte su dati istituzionali e su interviste a testimoni privilegiati, i nodi strutturali dell'economia della provincia di Ragusa possono essere così sintetizzati:

  • insufficiente sistema di infrastrutture di trasporto;
  • insufficiente sistema di infrastrutture di servizi di terziario avanzato (soprattutto per: ricerca applicata, trasferimento tecnologico, commercializzazione);
  • bassi livelli di attività nel settore turistico;
  • limiti alla crescita del comparto agricolo, anche per carenze di aree destinabili alla produzione e di risorse idriche;
  • carenze nei livelli tecnologici e organizzativo-gestionali e nell'innovatività del diffuso tessuto di PMI;

a fronte di alcuni significativi punti di forza, quali:

  • un sistema di produzione agricola di notevoli capacità e livelli qualitativi, se pur per tipologie tradizionali di prodotto;
  • un consistente patrimonio di risorse ambientali, culturali, architettoniche, paesistiche, in larga parte scarsamente utilizzate e valorizzate, soprattutto a fini turistici.

Il PIT viene ad agire significativamente su quelli che rappresentano attualmente i principali nodi e vincoli alla creazione di un sistema industriale moderno, innovativo e aperto alle sfide della globalizzazione. Le iniziative programmatiche previste del PIT possono costituire un rilevantissimo stimolo alla creazione di nuove imprese e di nuove attività produttive in quanto offrono importanti opportunità di realizzazione di opere sul territorio, e di acquisizione di nuove tipologie di beni e di servizi. Si può così mettere in moto un ciclo virtuoso di crescita dell'economia e della produzione, con significativi impatti sulla formazione del reddito delle famiglie e dell'occupazione, che, come si è visto, costituisce una delle cause fondamentali del malessere economico e sociale dell'area. L'analisi precedente, condotta sulla base di dati istituzionali e di indagini sul campo (interviste, analisi di documenti e ricerche locali), mette in evidenza come possa essere di grande rilevanza per lo sviluppo dell'area e l'attuazione delle misure previste dal PIT l'utilizzo degli strumenti formativi resi disponibili dall'attuazione del presente progetto. In particolare:

  1. l'area dispone di una sovrabbondanza di forza lavoro femminile ad istruzione medio-alta che può diventare una risorsa per l'economia laddove venga dotata di una qualificazione adeguata all'inserimento nei processi di informatizzazione e riorganizzazione richiesti da un'economia competitiva;
  2. le competenze nel campo della telematica sono essenziali per lo sviluppo dei settori più presenti nell'economia dell'area, vale a dire il turismo, l'agricoltura e il commercio, la cui competitività appare ormai imprescindibilmente legata all'introduzione di tecnologie avanzate;
  3. lo sviluppo dei settori economici prima citati richiede soprattutto un'amministrazione efficiente, che operi con tempestività ed efficacia e sappia potenziare network tra enti locali e servizi e tra questi e le imprese;
  4. la dimensione ridotta delle imprese presenti nel territorio può essere ovviata con un potenzialmento dei collegamenti tra imprese realizzati attraverso l'utilizzo di tecnologie informatiche e modelli organizzativi decentrati. Infatti, l'esperienza dei distretti industriali dimostra come le piccole imprese possano produrre ricchezza creando reti di imprese che facciano circolare informazioni, fiducia e conoscenze.

Il progetto formativo, in definitiva, risponde ai bisogni di potenziamento delle risorse umane, delle reti di comunicazione e delle infrastrutture immateriali che è richiesta da un economia che vuole rispondere con successo alle sfide della globalizzazione.