Acquisizione e sistemazione a parco urbano area del castello dei Settimo a Giarratana
I TECNICI INCARICATI
Dott.Arch.
Salvatore Alderisi
Dott.Arch. Gaudenzio Arestia
Dott.Ing.
Giancarlo Giaquinta
Dott.Arch. Giuseppe Ruggeri
RELAZIONE GENERALE
CASTELLO DEI SETTIMO
In provincia di Ragusa furono censiti 64 castelli, di cui due trovansi nel territorio di Giarratana. Il primo sorgeva nell'antico borgo di “Ceratanum” distrutto dal terremoto del 1693 ed il secondo in cima all'attuale sito.
Vogliamo parlare del Castello della famiglia dei Settimo di Fitalia, una delle prime costruzioni sorte in cima all'attuale centro abitato di Giarratana. Quando i giarratanesi superstiti al terremoto del 1693, decisero all'unanimità di ricostruire il nuovo paese a circa 4 chilometri più a sud, su una collina denominata “POJO DI LI DISI” i Settimo, in cima a tale collina, posero la prima pietra del loro palazzo baronale: 24 marzo 1703.
Lo storico Vito Amico, nel suo “Dizionario Topografico della Sicilia” a pag. 503, vol. I°, edito a Palermo nel 1855, così scrisse: “nel novello paese, primo ed ammirabile il palazzo baronale di non poca eleganza e grandezza”; passato al rango di castello, diviene roccaforte dei Principi di Fitalia.
Antonio dell'Agli, storiografo locale, nel 1886, nel suo volume “Ricerche storiche di Giarratana” a pag. 166 paragrafo 3, così scriveva: “ne è inferiore per ispesa e senso artistico l'incompleto Castello, oggi in parte diruto per economica speculazione dei censualisti del Settimo. E' un fabbricato colossale, fra le cui macerie osservansi tuttavia delle colonne, dei grandi vestiboli, qualche balcone tracciato alla romana e delle muraglie coperte di nero e verde muschio. E' bella anche la sua posizione, per la quale i quattro venti principali si frangono alle quattro cantonate, poste in direzione del Greco, dello Scirocco, del Libeccio e del Maestro. Su una lapide enorme, sporgente, di sotto la cantonata nord-sud, si leggeva (essendo stata da tempo trafugata da ignoti) la seguente iscrizione:
HIERONIMUS SEPTIMUS CALVELLUS -MARCHIONI IARRATANAE HOC PALATIUM - AD USUM TRAIANI FILII ET SUCCESSORIBUS -IUBSIT EXTRUENDUM PRIMUNQUE LAPIDEM- HUNC POSUIT CORIOLANO PEROLLO de INCANDILA ARCHITECTO.
OCTAVO KALENDA APRILIS ANNO DOMINI MDCCIII.”
(Geronimo Settimo Calvello Marchese di Giarratana questo palazzo - da servire per il figlio Traiano e suoi successori - iniziò la costruzione e per prima cosa pose questa lapide - l'Architetto (Spagnolo) Coriolano Perollo de Incandila. 25/04/anno del Signore 1703.
Brevi cenni storici sul fondatore del castello dei Settimo
Gerolamo Settimo, figlio di Ruggero Settimo e di Francesca Bologna, ottenne l'investitura di marchese di Giarratana il 10 luglio del 1656. Sposò Melchiorra Parisi Settimo di Traiano. In gioventù, secondo il Villabianca, uccise don Giuseppe Ferrante, motivo per cui fu disposta la confisca di tutti i suoi beni, comprendenti le terre di Giarratana e il territorio di Fitalia. In occasione dei Parlamenti del 1664 e 1668 fu chiesta la grazia e la restituzione dei beni. Non essendo stato preso tempestivamente alcun provvedimento, la moglie Melchiorra, il primo luglio 1676, presentò un memoriale con il quale chiedeva che venisse disposta l'escorporazione dei beni in favore del figlio Traiano, cosa che subito venne consentita, con provvedimento del Vicerè don Francesco Fernandez de la Cueva, l'8 luglio del 1678. Data la minore età di Traiano, il 18 luglio del 1678, donna Melchiorre prese possesso dei beni, come amministratrice del figlio Traiano ed il 16 luglio 1679 ne ebbe l'investitura.
Il terremoto del 1693 distrusse Giarratana. Nel nuovo sito, il 25 marzo 1703, festa dell'Annunziata, titolare della chiesa parrocchiale, a cui la famiglia Settimo era molto devota, Gerolamo Settimo inizia, come riportato sulla lapide, la costruzione del palazzo Baronale, da servire al figlio Traiano e suoi successori. La morte precoce di Traiano comportò la successione del padre Gerolamo nel governo del marchesato di Giarratana e negli altri possedimenti. Ruggero Settimo, primo genito ed erede universale di Traiano, dopo la morte del nonno, ottenne l'investitura del marchesato di Giarratana il 20 settembre del 1715.
L'architetto Brocato nella nota illustrativa del castello di Giarratana, conclude che questi ruderi, oggi, sono inpazienti di sentire raccontare ai posteri la loro storia.
Ed è per questo che noi oggi, con questo progetto, vogliamo valorizzare la veduta paesaggistica del castello e salvaguardare quel pò che ancora resta delle vetusta mura e ricostruire la storia passata.
Premessa
L'intervento prevede l'acquisizione ed il recupero della zona posta a nord del centro storico, denominato “u cuozzu”, attraverso la creazione di infrastrutture che permettano l'accessibilità a tale area, attualmente non fruibile.
Con tale intervento si intende ridare dignità ad un luogo che nel passato ha rivestito notevole importanza dal punto di vista storico, culturale ed economico, in quanto area dalla quale iniziò la ricostruzione dell'attuale Giarratana.
Difatti d opo che il terremoto del 1693 distrusse Terravecchia, la nuova Giarratana venne ricostruita sulle pendici del colle “Pojo di li ddisi” (poggio delle stoppie), in cima al quale venne edificato, agli inizi del 700, il Castello dei Settimo Principi di Fitalia, che sovrastava con la sua imponenza il piccolo abitato, oggi centro storico.
Di tale area rimangono solo i resti del castello, mentre del terreno circostante (circa 2 Ha), una volta sicuramente parco a servizio del castello, non è rimasto più niente.
L'area infatti si presenta degradata, difficilmente accessibile se non a piedi, data la natura scoscesa del terreno, e, oggetto di frequenti incendi nei periodi estivi.
L'acquisizione dell' area, il suo recupero, la creazione di un area a verde attrezzata e di un area di sosta, oltre a consentire la rimozione di alcuni fattori di degrado ed a valorizzare il castello, consentirà la fruibilità della zona a nord del centro storico.
Con la valorizzazione della sommità del colle, si creerebbe una terrazza naturale da cui potere ammirare un panorama di notevole bellezza naturalistico-ambientale, infatti dal colle sono visibili: il vecchio sito di Terravecchia, Monte Lauro, le diverse aree boschive che arrivano sino a Chiaramonte, Monterosso e Ragusa.
La realizzazione di tale progetto consentirebbe l'integrazione del sito nell'ambito di una strategia più ampia che è quella della valorizzazione di tutto il centro storico.
Il Progetto e l'area di intervento
Il progetto persegue l'obiettivo di migliorare la qualità dell'ambiente urbano, attraverso il recupero di una cintura di verde attorno alle rovine del castello dei Principi "Settimo di Fitalia", e con aggiunte di essenze vegetative tipiche della zona quali: quercie, limoni, melograni, cicas, chamerops, ecc. Un area percorribile a piedi e in bicicletta, dove è possibile sostare grazie a degli elementi di arredo quali, panche e fontanelle in pietra calcarea, che congiunge il centro storico della città di Giarratana al castello, riqualificando questa parte di città.
Il centro storico si presta così, per la sua posizione e per la sua importanza storico-culturale, quale area di grande interesse già individuata come “sito etno antropologico Ibleo”.
L'area all'interno della quale si intende intervenire si trova collocata sul lato nord - est della città a ridosso dell'antico centro storico. Il suo sviluppo è di circa Ha. 2, al suo interno si trova collocato il castello dei Principi "Settimo di Fitalia".
Allo stato attuale l'area risulta priva di collegamento con il centro storico adiacente.
L'intervento prevede la realizzazione di leggere infrastrutture all'interno, quale una torretta in legname di abete per migliorare la vista sul paesaggio circostante, la creazione di percorsi pedonali di fruizione secondo uno schema morfologico che individua ambiti naturali quali: il verde, il verde attrezzato e il verde di filtro come schermature nei confronti del margine della parte costruita, quale elemento di importanza storico-culturale, in modo da assumere il ruolo di polo aggregativo della città antica.
Gli interventi previsti in progetto si possono così riassumere:
Sistemazione stradella di accesso al parco lato sud, (Pavimentazione, muri di contenimento, cancello in ferro, sedili in pietra, cavidotti e pozzetti, ecc);
Sitemazione e ripristino di muri a secco esistenti;
Realizzazione di percorsi pedonali;
Realizzazione di elementi di arredo quali: panche e fontanelle in pietra, torretta in legname di abete, lampioni in ghisa, ecc;
Piantumazione di essenze varie (quercie, limone, melograno, cicas, chamerops, ecc.);
Creazione di un'area da destinare a percheggio collocata nella parte nord del parco, alla quale si accede mediante un tratto di stradella sulla quale si prevede la pavimentazione in cls e uno steccato di protezione in legname di castagno;
Recinzione di tutta l'area destinata a parco con steccato di protezione in legname di castagno;
Realizzazione di un piccolo tratto di strada pavimentata in cls che si collega alla stradella che conduce all'area di parcheggio, con muri di sostegno in C.A.
Smontaggio e trasporto a rifiuto di materiali di nessun valore aggiunti al manufatto nel corso degli anni.
Un'attenzione particolare è stata riservata alla possibilità di fruizione da parte delle persone disabili. Sentieri realizzati in materiale naturale fortemente compatto, secondo tecniche tratte dalla vecchia manualistica dell'arte del giardino, consentono l'accessibilità anche alle persone che usano la sedia a ruote.
Il luogo assumerà così anche valenza didattica, per la conoscenza di aspetti floristici propri di questo territorio.
Nuove tracce, che aiutano a capire e a immaginare le antiche presenze; alberi e cespugli che indicano la presenza di percorsi e sentieri. Il riutilizzo dei segni della viabilità del passato e la costruzione di nuovi raccordi diventa un'importante occasione per tutelare e riqualificare il paesaggio, anche per connettere luoghi con valori diversi.
Un luogo entro cui l'osservazione della natura libera, luogo del ricambio ecologico, ovvero un ecosistema artificiale di raccordo fra la città e la campagna, in grado di ricostruire un'unitarietà ormai per molti versi interrotta, e al tempo stesso predisporre un quadro ambientale appositamente concepito per il godimento e l'osservazione non occasionale di flora e fauna.
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